Questo è il primo post a venire fuori senza una reale idea di fondo, che nasce da una semplice esperienza personale.
L'altra sera, di ritorno da un viaggio, ad accogliere i passeggeri e i molti turisti in aeroporto non c'era solo la classica atmosfera chiassosa e raffazzonata del posto in cui vivo, ma anche uno splendido cartellone pubblicitario che campeggiava proprio all'uscita dello scalo.
Tre quarti del cartellone erano occupati dal primo piano di un sedere femminile in tanga. Accanto, una scritta: "Non ti prendiamo per il chissacchè". E l'inutile promozione di un gestore telefonico a completare il quadro.
A questo punto, non so nemmeno come commentare una scelta del genere.
Prima di tutto perché si tratta dell'ennesima pubblicità in cui si una il corpo femminile per promuovere un prodotto che nulla ha a che vedere con il sedere di nessuno, donne o uomini.
E poi, la scelta provocatoria non ha più un bel niente di trasgressivo; una scelta del genere in pubblicità non ha senso, nemmeno da un punto di vista strettamente legato ai meccanismi del marketing; denota solo l'oceanica ignoranza e il radicato maschilismo di chi l'ha ideata,
Infine, sembra evidente quanto un messaggio del genere, esposto in luoghi tanto frequentati, sia non solo lesivo della dignità delle donne, ma anche offensivo per tutte le persone che hanno la sciagura di vederlo.
In fin dei conti, non credo che la compagnia telefonica in questione abbia aumentato il numero dei propri clienti, ma ha solo fatto crescere il numero di persone stufe di questo modo di fare pubblicità.
Un blog come esercizio per non dimenticare come si fa a pensare e riuscire a sopportare il peso della consapevolezza di essere irrimediabilmente scema
mercoledì 24 ottobre 2012
mercoledì 26 settembre 2012
Del potere, delle donne e di altre amenità
Le donne tendono a giustificare il loro potere. Ma perché si sentono obbligate a farlo?
Dalle interviste a diverse donne di spettacolo che hanno raggiunto una posizione autorevole nel loro settore, magari dopo anni di duro lavoro, sembra emergere un concetto ricorrente, così riassumibile: “Sono riuscita a farmi strada nel lavoro, ma la mia vera ambizione è sempre stata quella di essere moglie e madre”.
Come se tutta la fatica fatta e le energie impiegate nel lavoro fossero solo un modo come un altro per passare il tempo nell’attesa di raggiungere il “vero obiettivo”.
L’argomentazione sembrerebbe non molto solida, non perchè si intenda sminuire il lavoro di moglie e madre, ma perché, stando così le cose, non è chiaro cosa abbia spinto queste donne a lottare per la propria carriera.
Se da un lato questo genere di affermazione potrebbe essere giustificato tenendo in considerazione il fatto che, crescendo, un individuo tende ad identificare con maggior precisione quali sono le proprie priorità, dall’altro, bisogna considerare le numerose voci femminili che lamentano difficoltà non indifferenti sulla strada dell’affermazione lavorativa di una donna.
Sottovalutate, trattate con sufficienza o, nella migliore delle ipotesi, con paternalismo, le giovani donne che cercano di affermarsi o anche solo fare bene il proprio lavoro (e far sì che la loro bravura venga riconosciuta) sottolineano trattamenti discriminanti, spesso legati più ad un sistema culturale radicalmente maschilista che ad una precisa volontà discriminatoria.
Forse, è questo stesso sistema culturale a spingere molte donne di successo a doversi giustificare o a sentirsi in colpa per i traguardi raggiunti.
mercoledì 16 maggio 2012
Del trucco di Hillary
Un saluto a tutti,
la mia breve riflessione di oggi riguarda un evento forse passato inosservato.
La scorsa settimana sono stata colpita da diverse notizie, ma soprattutto dalla rilevanza data dai giornali ad un particolare che potrebbe sembrare di poco conto. Hillary Clinton che si presenta struccata e con gli occhiali ad un incontro ufficiale.
In una società come quella statunitense, baluardo delle libertà, dell'uguaglianza, della tutela delle minoranze e via dicendo, l'atto liberatorio della Clinton che, passati i sessanta, decide che ha ben altro da fare che passare alcune ore a settimana a sistemarsi faccia e capelli, sembra quasi trasgressivo.
Ora, è vero che, nonostante le apparenze, gli americani sono molto legati a certi stereotipi e alle tradizioni ed è anche vero che è uso per le donne sposate acquisire il cognome del marito anche sui documenti ufficiali (quasi un cambio di identità!), ma non dovrebbe essere così difficile liberarisi dalla schiavitù del make up.
Questo porta a pensare che siamo ancora molto lontani, non solo dalla parità di genere, ma anche dalla libertà tout court.
Buoni propositi per la settimana: almeno per un giorno, lasciare matita e mascara nel cassetto.
la mia breve riflessione di oggi riguarda un evento forse passato inosservato.
La scorsa settimana sono stata colpita da diverse notizie, ma soprattutto dalla rilevanza data dai giornali ad un particolare che potrebbe sembrare di poco conto. Hillary Clinton che si presenta struccata e con gli occhiali ad un incontro ufficiale.
In una società come quella statunitense, baluardo delle libertà, dell'uguaglianza, della tutela delle minoranze e via dicendo, l'atto liberatorio della Clinton che, passati i sessanta, decide che ha ben altro da fare che passare alcune ore a settimana a sistemarsi faccia e capelli, sembra quasi trasgressivo.
Ora, è vero che, nonostante le apparenze, gli americani sono molto legati a certi stereotipi e alle tradizioni ed è anche vero che è uso per le donne sposate acquisire il cognome del marito anche sui documenti ufficiali (quasi un cambio di identità!), ma non dovrebbe essere così difficile liberarisi dalla schiavitù del make up.
Questo porta a pensare che siamo ancora molto lontani, non solo dalla parità di genere, ma anche dalla libertà tout court.
Buoni propositi per la settimana: almeno per un giorno, lasciare matita e mascara nel cassetto.
sabato 5 maggio 2012
Wellcome
Buongiorno,
con questo post voglio dare il benvenuto sul mio blog a tutti coloro che decideranno di spendere parte del loro tempo per leggere le scemenze che mi propongo di scrivere.
Il titolo è palesemente uno specchietto per le allodole, dal momento che la moda e la cucina sono argomenti di cui potrei non parlare mai, anche perchè non ho nessuna autorità per farlo; cercherò solo di proporre le mie riflessioni su quello che mi capiterà di vedere e sentire, sperando che chi legge possa trovarle interessanti e, magari, voglia anche condividere con me il proprio punto di vista.
con questo post voglio dare il benvenuto sul mio blog a tutti coloro che decideranno di spendere parte del loro tempo per leggere le scemenze che mi propongo di scrivere.
Il titolo è palesemente uno specchietto per le allodole, dal momento che la moda e la cucina sono argomenti di cui potrei non parlare mai, anche perchè non ho nessuna autorità per farlo; cercherò solo di proporre le mie riflessioni su quello che mi capiterà di vedere e sentire, sperando che chi legge possa trovarle interessanti e, magari, voglia anche condividere con me il proprio punto di vista.
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