Io sono una che ama vedere posti nuovi. Sto molto bene a casa mia, ma mi piace uscire dall'Italia e scoprire i luoghi, le usanze, i sapori e gli odori di altri Paesi.
Oggi ripensavo ad una scena alla quale ho avuto modo di assistere qualche tempo fa durante un viaggio all'estero.
Mi trovavo in una capitale europea e, dopo il classico tour per i luoghi di interesse culturale, girovagavo senza meta per il centro.
Camminando, mi sono imbattuta in una di quelle strade che si trovano in tutte le città, la tipica strada con i negozi delle griffe più famose.
Tutto normale quindi, sabato pomeriggio, passeggiata a guardare vetrine di negozi in cui non mi farebbero mai nemmeno entrare e, senza volerlo, mi trovo accanto una coppia.
Un uomo e una donna.
Lei: alta, mora, giovane, capello lungo, cappottino, calza velata nonostante i pochi gradi e scarpa di vernice col tacco. Ripeto. Scarpa- di- vernice- col- tacco. Io sono femmina e sono verghiana, per cui si sa che ho il gusto del dettaglio, ma tutte le donne sanno che, dopo le scarpette di cristallo di Cenerentola, quelle che fanno più male ai piedi sono le scarpe di vernice.
Sono quelle scarpe che ti avvicinano a paradiso; sì, perchè se le porti per una serata intera hai già scontato gran parte dei tuoi peccati.
Insomma, lei un animale da letto in versione combattimento estremo.
Lui: basso, grassoccio, calvo col riporto, di almeno 20 anni più vecchio. Praticamente un incrocio tra Danny Devito e una polpetta.
Ora, mi pare chiaro -anche senza aver studiato psicologia- che, affinchè una donna di quel tipo si interessi ad un uomo siffatto, questi deve avere o una grande personalità (e per "grande personalità" intendo "organo a canne") o un grande conto in banca.
Insomma, lei e lui mano nella mano, si fermano "casualmente" davanti alla vetrina di un negozio di borse costose come quadri di Renoir. Si guardano teneramente negli occhi e, come nelle commedie romantiche con Jennifer Lopez, lei lo bacia, ma lui non si trasforma in principe.
Poi mi accorgo che, mentre si sfiorano le labbra, il viso di lei mostra un ribrezzo che poche volte ho visto in vita mia. Segno che l'ipotesi dell'organo a canne è da scartare.
A suggello di questo gesto così "spontaneo" lei pronuncia le seguenti parole in un inglese che non è la sua lingua madre: "It's the destiny that we met", ovvero, "E' il destino che ci ha fatto incontrare".
Di fronte ad una dichiarazione d'amore di tale portata, il signorotto con la cravatta non ha altra opzione se non spalancare alla sua bella la porta del negozio con la L e la V scritte grandi per omaggiarla di un presente che, a occhio, gli sarà costato come tutti i mobili di casa mia.
Ma come è possibile, dico io, giovane ed ingenua fanciulla, che esistano donne disposte a millantare sentimenti in cambio di un oggetto? Allora non sono solo stereotipi messi in giro da uomini maschilisti e senza scrupoli!
In un attimo ho visto disintegrarsi per combustione spontanea volumi e volumi sull'emancipazione femminile e sulla parità dei diritti.
Che cosa significa tutto questo? Che ognuno ha diritto di usare i mezzi che ha per raggiungere una qualche forma di potere o che la società in cui viviamo impedisce alle donne di farsi largo negli stessi sentieri battuti dagli uomini e, di conseguenza, queste sono constrette a ricorrere ad altre strategie per colpire dove il nemico è più debole?
Il corpo è davvero mio? E chi lo gestisce, chi offre la merce o chi la compra? Dove sta il confine tra "il fine giustifica i mezzi" e il prezzo da pagare?
Viaggiare aiuta, ti insegna a farti mille domande che non ti saresti mai posta nella torre d'avorio delle tue certezze di moralità cartacea.
Un blog come esercizio per non dimenticare come si fa a pensare e riuscire a sopportare il peso della consapevolezza di essere irrimediabilmente scema
mercoledì 27 maggio 2015
martedì 12 maggio 2015
Acida come un limone: ovvietà a 9,99 €
E’ maggio, il mese delle rose e della Madonna, gli uccellini
cinguettano, abbiamo riposto cappotti e sciarpe e ci godiamo il bel tepore
primaverile.
Sarebbe tutto perfetto se, complice l’ormai imminente arrivo
dell’estate, non fosse già ricominciato quel periodo in cui noi giovani-donne-nel-fiore-degli-anni
vediamo minata la nostra autostima da odiosi messaggi neanche tanto subliminali.
Abbiamo nell'ordine: pubblicità della crema anti cellulite (in
inverno avevamo dimenticato di averla grazie a calze coprenti push up 15.000
denari) che adesso non te la spalmi più addosso, ma sui leggins e poi devi
andare a letto come una salsiccia; creme rassodanti di ogni genere che, abbiamo
capito, qui pende tutto, pure le ginocchia; prodotti per la depilazione così
tecnologici che nemmeno AstroSamantha.
Ma quelle che più di tutte mi infastidiscono sono quelle che
pubblicizzano i costumi da bagno.
Sono ovunque, sul web, in tv, sulle riviste e sui giornali.
Io le vedo dappertutto, sarà che ho il carbone bagnato.
Insomma, quelle che più mi mandano furori dai gangheri sono
quelle in cui si vedono gruppi di ragazze in costume che assumono pose
plastiche in spiagge da sogno e, di solito, presentano le seguenti
caratteristiche: capelli morbidi e lucidi (quando sappiamo benissimo che al
mare i capelli delle ragazze normali diventano stoppa, altro che beach waves),
addominali di acciaio, gambe chilometriche, abbronzatura da clima equatoriale,
tette e chiappe marmoree e, solitamente, di grandezza inversamente
proporzionale a quella del girovita.
Le ragazze avranno già capito a quali mi riferisco, sono
loro, le modelle delle varie catene di vestiti, calze e mutande. Seriamente, ma pensate davvero
che riesca a credere che con un vostro costumino da 9,90 € anch'io possa sembrare
una di quelle aliene che sguazzano sul bagnasciuga?!
No, dico, le mie amiche ed io saremo anche carine, ma
neanche lontanamente ci avviciniamo a tanta tracotante bellezza; io vado pure
in spiaggia col burqa che ho la pelle delicata e se non sto attenta mi spunta
l’eritema.
Mi ci vedo proprio nella pubblicità di H&M con la mia
seconda di reggiseno, il mio metro e sessanta e la pelle bianca come la Bohème
dei tempi migliori a fare svolazzare i capelli al vento... me la immagino
proprio la scena.
E poi, la dicotomia raggiunge il parossismo quando, subito
dopo la biondona in bikini, appare la tizia che, bevendo un’acqua dal nome che
è tutto un programma, ti dice che, invece, tu sei bella così come sei e non è
il tuo corpo che deve cambiare, ma il vestito.
Ma quelle della pubblicità di prima nemmeno ce l’avevano il
vestito, stanno in costume anche a gennaio e, se avessi quelle gambe, lo farei
anch'io; brucerei tutti i pantaloni che ho nell'armadio e girerei in mutande
anche durante le riunioni del CDA.
E poi voi, giornalisti e redattori di testate per donne, dico
anche a voi, ma veramente mi state dicendo che, se la mattina bevo un bicchiere
d’acqua e limone, mi viene la pancia piatta come quella delle modelle di cui
sopra? Anche se sto ancora mangiando i residui di un uovo di Pasqua da 1,5 kg , anche se la sera,
dopo il lavoro, mi consolo con birra e popcorn?! Non credo proprio, al massimo
divento ancora più acida di quello che sono. Perché io valgo.
giovedì 7 maggio 2015
Come sopravvivere al matrimonio della tua migliore amica
Come comportarsi quando, non una, ma due delle tue più care amiche ti comunicano che si sposeranno nel giro di un mese una dall'altra? A me è capitato e, se sono qui a raccontarlo, vuol dire che sono sopravvissuta.
La prima reazione alla notizia è sicuramente di gioia, ma poi si materializza nella tua mente tutto quello che ti aspetta nei mesi a venire: inviti, bomboniere, prove abito, crisi di panico da dieta Dukan, fiori, fiorini e fioretti, sì, quelli che dovrai fare per raccomandarti a tutti i Santi del Paradiso.
E tu lì, peggio che a un negoziato israelo- palestinese, che vorresti investire tutti i tuoi risparmi in un biglietto di sola andata per Rio -che poi nemmeno "Chi l'ha visto?" ne saprà più nulla- e invece sei costretta a rimanere dove sei, a risparmiare fino all'ultimo centesimo, perché in fondo le adori e vuoi far loro il regalo più bello che puoi permetterti e, soprattutto, non ti perderesti per nulla al mondo un giorno così importante per le tue amiche.
Comunque, prima di tutto bisogna essere consapevoli che un matrimonio consiste in:
1. Stress psicologico per i mesi di preparativi- perché in quest'epoca di reality sui matrimoni funziona così- per rendere tutto perfetto; settimane di frenetico lavoro che si esauriscono in poche, tesissime ore.
2. Crisi di ogni genere: di panico della sposa (per i più disparati motivi); di astinenza dello sposo (che non potrà andare a giocare a calcetto per qualche mese, onde evitare il rischio di spaccarsi un menisco giusto prima di attraversare la navata); economica dei genitori degli sposi; esistenziale per te che devi trovare un vestito che si abbini con tutte le nuance scelte per il tema del matrimonio.
3. Vessazioni fisiche (per il caldo, per i tacchi, per il digiuno a cui ci si sottopone pur di entrare in un abito taglia 40)
Non importa che tu sia leone o gazzella, punkabbestia o gossip girl, in nessun modo riuscirai a prenderla alla leggera, quindi, meglio farsi trovare preparati. Io suggerisco un addestramento stile marines. Se vi sembro esagerata, vi invito ad immaginare cosa significhi per una normopeso alta 1,60 m riuscire a sopportare un numero imprecisato di km percorsi in cerca di ben 2 outfit completi da cerimonia (vestito, scarpe, borsa, accessori, make up); nr 2 feste di addio al nubilato che includono un non meglio precisato numero di mojito e la visione di una serie di bellimbusti in versione macho man; nr 24 ore di permanenza su tacco 12; kg 2 di forcine per capelli contenute nell'acconciatura e una quantità di lacca che il buco dell'ozono si è riaperto a causa mia.
Ma cosa vuoi che sia qualche piccolo sacrificio se in cambio hai la felicità delle tue amiche? Le tue care amiche, quelle che ti sono state vicine in tutte le tappe della tua vita, quelle che non ti hanno mai lasciata sola... quel giorno ti avranno al loro fianco, raggiante... sotto chili di fondotinta per coprire le occhiaie che ti sono venute (per l'ansia non dormi da giorni), traballante sul tuo tacco a spillo, impacciata con l'abitino stretto e con una capigliatura che farebbe dire persino a Moira Orfei "per me è troppo". Le tue amiche, quelle vere, eviteranno di percularti quando, ad anni di distanza, guarderete l'album di nozze e ti rivedrai conciata da pagliaccia, perché è in questi momenti che si vedono le vere amiche.
La prima reazione alla notizia è sicuramente di gioia, ma poi si materializza nella tua mente tutto quello che ti aspetta nei mesi a venire: inviti, bomboniere, prove abito, crisi di panico da dieta Dukan, fiori, fiorini e fioretti, sì, quelli che dovrai fare per raccomandarti a tutti i Santi del Paradiso.
E tu lì, peggio che a un negoziato israelo- palestinese, che vorresti investire tutti i tuoi risparmi in un biglietto di sola andata per Rio -che poi nemmeno "Chi l'ha visto?" ne saprà più nulla- e invece sei costretta a rimanere dove sei, a risparmiare fino all'ultimo centesimo, perché in fondo le adori e vuoi far loro il regalo più bello che puoi permetterti e, soprattutto, non ti perderesti per nulla al mondo un giorno così importante per le tue amiche.
Comunque, prima di tutto bisogna essere consapevoli che un matrimonio consiste in:
1. Stress psicologico per i mesi di preparativi- perché in quest'epoca di reality sui matrimoni funziona così- per rendere tutto perfetto; settimane di frenetico lavoro che si esauriscono in poche, tesissime ore.
2. Crisi di ogni genere: di panico della sposa (per i più disparati motivi); di astinenza dello sposo (che non potrà andare a giocare a calcetto per qualche mese, onde evitare il rischio di spaccarsi un menisco giusto prima di attraversare la navata); economica dei genitori degli sposi; esistenziale per te che devi trovare un vestito che si abbini con tutte le nuance scelte per il tema del matrimonio.
3. Vessazioni fisiche (per il caldo, per i tacchi, per il digiuno a cui ci si sottopone pur di entrare in un abito taglia 40)
Non importa che tu sia leone o gazzella, punkabbestia o gossip girl, in nessun modo riuscirai a prenderla alla leggera, quindi, meglio farsi trovare preparati. Io suggerisco un addestramento stile marines. Se vi sembro esagerata, vi invito ad immaginare cosa significhi per una normopeso alta 1,60 m riuscire a sopportare un numero imprecisato di km percorsi in cerca di ben 2 outfit completi da cerimonia (vestito, scarpe, borsa, accessori, make up); nr 2 feste di addio al nubilato che includono un non meglio precisato numero di mojito e la visione di una serie di bellimbusti in versione macho man; nr 24 ore di permanenza su tacco 12; kg 2 di forcine per capelli contenute nell'acconciatura e una quantità di lacca che il buco dell'ozono si è riaperto a causa mia.
Ma cosa vuoi che sia qualche piccolo sacrificio se in cambio hai la felicità delle tue amiche? Le tue care amiche, quelle che ti sono state vicine in tutte le tappe della tua vita, quelle che non ti hanno mai lasciata sola... quel giorno ti avranno al loro fianco, raggiante... sotto chili di fondotinta per coprire le occhiaie che ti sono venute (per l'ansia non dormi da giorni), traballante sul tuo tacco a spillo, impacciata con l'abitino stretto e con una capigliatura che farebbe dire persino a Moira Orfei "per me è troppo". Le tue amiche, quelle vere, eviteranno di percularti quando, ad anni di distanza, guarderete l'album di nozze e ti rivedrai conciata da pagliaccia, perché è in questi momenti che si vedono le vere amiche.
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