martedì 24 novembre 2015

Baby, una di noi

Qualche settimana fa mi è capitato di rivedere per la milionesima volta "Dirty Dancing"; lo conosco a memoria come la maggior parte delle ragazze della mia età, ma l'ultima visione mi ha lasciato una serie di riflessioni che non avevo mai fatto.

Tralasciando varie imperfezioni nella scelta della colonna sonora (sembrerebbe, infatti, a detta di uno seduto sul divano accanto a me, che le musiche -celeberrime- non fossero esattamente in linea con gli standard dell'epoca in cui è ambientato il film), mi sono soffermata su come sono stati sviluppati i personaggi e, in particolare, la protagonista, la nostra amatissima Baby.

Per i pochi che non lo sapessero, il film parla della vacanza fatta da una borghesissima famiglia americana alla fine degli anni '60 in una località montana. Durante il soggiorno, la più giovane delle due figlie, Baby appunto, vive una specie di rito di passaggio, praticamente l'equivalente di quello che avviene nel romanzi di formazione, dalla fanciullezza all'età adulta.

Quello che mi piace di questo personaggio -e di cui mi sono resa conto in modo più consapevole solo adesso- è, in primo luogo, la scelta di un'attrice non proprio bella secondo gli standard della filmografia americana del genere. Baby è bassa, ha il nasone, i capelli crespi e, almeno all'inizio, è piuttosto impacciata.
In secondo luogo, la protagonista è un po' secchiona ed ha grandi ambizioni per la sua vita (e questo già mi basta per ergerla ad eroina), in totale controtendenza con l'ideale americano di donna a cui avrebbe dovuto fare riferimento.

In buona sostanza, durante tutto il film si afferma che una ragazza intelligente, sebbene non proprio fisicamente super attraente e non particolarmente dotata fisicamente può, se lo desidera (e chi non lo desidererebbe con un teacher come Patrick Swayze!) imparare in pochi giorni a sostituire una ballerina assente per maternità (e qui si aprono altri temoni quali l'aborto volontario e la contraccezione), iniziare la sua educazione sentimentale senza pensare nemmeno per un momento che sarebbe durata un solo giorno oltre la fine della vacanza (altro che per tutta la vita!) e mantenere la rotta sempre fissa sui suoi principi ed obiettivi; della serie: una cosa non esclude l'altra.
Insomma, quanto a consapevolezza, non ci possiamo lamentare. Avercene di eroine Disney così.

Ora, capelli crespi a parte (e capisco perché abbiano ambientato tutto in montagna, l'avessero fatto al mare questo film sarebbe stata una tragedia per la povera Baby), credo che ci sia davvero qualcosa di buono in questo film oltre alle coreografie e ai pettorali del compianto Swayze e può essere riassunto dalla frase che uso (e non solo io) da anni come mantra "nessuno può mettere Baby in un angolo". Ricordiamocelo

Il consiglio non richiesto: film da vedere ogni volta che se ne ha l'occasione.