Molti canali televisivi trasmettono svariati programmi che si propongono, in modo più o meno serio, di dare consigli su come vestirsi. Messa in questo modo, sembra quasi si tratti di servizio pubblico. In effetti, non la considero una prerogativa sbagliata, quello che mi fa riflettere sono le modalità in cui questi consigli sono veicolati.
Se da un lato è vero che esistono persone a cui manca totalmente il gusto nel vestire o si caratterizzano per abbinamenti improbabili, colori e forme che danno le convulsioni e tessuti ai limiti della legalità, se è anche vero che in qualche caso ci si possa imbattere in schizofreniche mise che non tengono conto dell'età di chi le indossa, è innegabile che, spesso, un capo di abbigliamento non proprio azzeccato possa diventare l'elemento distintivo di una persona o che, nonostante la totale assenza di buon gusto nel vestire, molte persone restano terribilmente affascinanti.
Tutti elementi che non vengono minimamente presi in considerazione da questi programmi, in cui i conduttori impongono i loro gusti -spesso opinabili- al malcapitato di turno. In questo modo si annichilisce ogni residua possibilità di distinguersi e di far emergere la propria personalità.
La cosa che più mi turba di questi programmi è la violenza, sebbene tutto si giochi sullo scherzo, con cui i conduttori si rivolgono ai partecipanti... se potessero, li picchierebbero!
Ora, è evidente che si tratti di un parossismo televisivo, ma siamo sicuri che questo genere di atteggiamento nei confronti di chi non è considerato "cool" non venga preso alla lettera dai vari "fashion victim"? Forse questa ricerca estenuante della perfezione esteriore e dell'omologazione non fa altro che rosicchiare via tutta la parte divertente di quell'attività che tutti compiamo quotidianamente quando la mattina apriamo l'armadio e cerchiamo qualcosa che mostri il nostro stato d'animo. Magari, la prossima volta, meglio un po' meno victim e un po' più funny.
Un blog come esercizio per non dimenticare come si fa a pensare e riuscire a sopportare il peso della consapevolezza di essere irrimediabilmente scema
lunedì 10 febbraio 2014
giovedì 6 febbraio 2014
L'insostenibile leggerezza dell'incomunicabilità
Ho capito che per comprendersi non basta parlare la stessa lingua. E non sto parlando di cose profonde, come entrare in empatia con chi ti circonda o mostrare sensibilità per gli altri. Intendo proprio dire che, sebbene si parli la stessa lingua, molto spesso non si riesce a capire quello che l'interlocutore dice.
A me capita spesso con le persone che bazzicano il mio luogo di lavoro, ma si tratta per lo più di persone poco istruite che, più si sforzano di parlare in modo forbito, più farfugliano suoni incomprensibili e frasi senza senso. La normale conseguenza di questi avvenimenti: comparsa di facce sbigottite, occhi che si strizzano cercando di carpire il significato leggendo il labiale e conseguente inevitabile fallimento nel capire una sola parola.
Pensavo di essermi rassegnata, ma mi riesce difficile farlo quando l'incomprensibilità giunge là dove meno te lo aspetti: nella conversazione con il collega dell'ufficio accanto. Sembra uguale a te, si veste come te, avete fatto studi simili e anche le vostre vite sembrano le stesse. Magari abbassi la guardia perché pensi che non avrai difficoltà a sostenere una conversazione con lui ed è a quel punto che giunge l'imprevedibile: iniziate a parlare, dalle bocche di entrambi escono frasi in italiano corretto, a prima vista sembra tutto filare liscio, ma...
- Mi serviva un'informazione
- dimmi
- avrei bisogno di una copia di questo modulo in bianco
- io non ce l'ho
- ma come, non sei tu che lo compili?
- No, io inserisco solo i dati che trovo riportati sul modulo, ma non sono io a compilarlo.
- Ma quando tu lo compili la mattina...
- Non lo compilo io
- Sì, MA-QUANDO-LA- MATTINA -LO-COMPILI
A questo punto hai gli occhi iniettati di sangue, ti manca l'ossigeno e ti gira la testa
- NON-COMPILO-IO-QUESTO-MODULOOOOOOO, lo vuoi capire o no?!
E lui ti guarda con la faccia intenerita, come se si stesse rivolgendo ad una bambina di 4 anni che non capisce quello che le stai spiegando, e ti risponde articolando lentamente:
- Ma dato che sei tu a compilare il modulo...
- Vado un attimo in bagno a vomitare, torno subito
Scene di ordinaria idiozia sul luogo di lavoro.
Non basta parlare la stessa lingua per comprendersi. Fondamentalmente, per capirsi, bisogna capirsi.
A me capita spesso con le persone che bazzicano il mio luogo di lavoro, ma si tratta per lo più di persone poco istruite che, più si sforzano di parlare in modo forbito, più farfugliano suoni incomprensibili e frasi senza senso. La normale conseguenza di questi avvenimenti: comparsa di facce sbigottite, occhi che si strizzano cercando di carpire il significato leggendo il labiale e conseguente inevitabile fallimento nel capire una sola parola.
Pensavo di essermi rassegnata, ma mi riesce difficile farlo quando l'incomprensibilità giunge là dove meno te lo aspetti: nella conversazione con il collega dell'ufficio accanto. Sembra uguale a te, si veste come te, avete fatto studi simili e anche le vostre vite sembrano le stesse. Magari abbassi la guardia perché pensi che non avrai difficoltà a sostenere una conversazione con lui ed è a quel punto che giunge l'imprevedibile: iniziate a parlare, dalle bocche di entrambi escono frasi in italiano corretto, a prima vista sembra tutto filare liscio, ma...
- Mi serviva un'informazione
- dimmi
- avrei bisogno di una copia di questo modulo in bianco
- io non ce l'ho
- ma come, non sei tu che lo compili?
- No, io inserisco solo i dati che trovo riportati sul modulo, ma non sono io a compilarlo.
- Ma quando tu lo compili la mattina...
- Non lo compilo io
- Sì, MA-QUANDO-LA- MATTINA -LO-COMPILI
A questo punto hai gli occhi iniettati di sangue, ti manca l'ossigeno e ti gira la testa
- NON-COMPILO-IO-QUESTO-MODULOOOOOOO, lo vuoi capire o no?!
E lui ti guarda con la faccia intenerita, come se si stesse rivolgendo ad una bambina di 4 anni che non capisce quello che le stai spiegando, e ti risponde articolando lentamente:
- Ma dato che sei tu a compilare il modulo...
- Vado un attimo in bagno a vomitare, torno subito
Scene di ordinaria idiozia sul luogo di lavoro.
Non basta parlare la stessa lingua per comprendersi. Fondamentalmente, per capirsi, bisogna capirsi.
domenica 2 febbraio 2014
Vecchie, care abitudini
Ne parlo giusto perché mi sembra quasi un dovere morale, ma non nego che sia davvero penoso dover ritornare ancora una volta ad indignarsi per fatti che accadono ancora e ancora.
Mi riferisco agli attacchi che alcune politiche (donne) siano spesso costrette a subire da colleghi (uomini) e non solo.
Il punto è che non dovrebbe importare se dici scemenze colossali o perle di saggezza, chiunque abbia idee diverse, anche diametralmente opposte, non è autorizzato in nessun caso a buttarla sull'insulto di carattere sessuale. Cosa vuol dire, se non ti piace quello che dico ma non hai argomentazioni sufficientemente forti per controbattere, allora mi insulti dandomi della donnaccia?
La cosa ancora peggiore, se possibile, è che questa è un'abitudine talmente radicata che sembra normale persino a dei parlamentari insultare delle colleghe sul piano sessuale. La domanda è una sola: perché non si sentono in diritto di farlo anche con i colleghi uomini? Non mi auspico che ciò accada, ma è sconfortante vedere che certe care, vecchie abitudini siano così dure a morire.
Mi riferisco agli attacchi che alcune politiche (donne) siano spesso costrette a subire da colleghi (uomini) e non solo.
Il punto è che non dovrebbe importare se dici scemenze colossali o perle di saggezza, chiunque abbia idee diverse, anche diametralmente opposte, non è autorizzato in nessun caso a buttarla sull'insulto di carattere sessuale. Cosa vuol dire, se non ti piace quello che dico ma non hai argomentazioni sufficientemente forti per controbattere, allora mi insulti dandomi della donnaccia?
La cosa ancora peggiore, se possibile, è che questa è un'abitudine talmente radicata che sembra normale persino a dei parlamentari insultare delle colleghe sul piano sessuale. La domanda è una sola: perché non si sentono in diritto di farlo anche con i colleghi uomini? Non mi auspico che ciò accada, ma è sconfortante vedere che certe care, vecchie abitudini siano così dure a morire.
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