lunedì 10 febbraio 2014

Rivendico il mio diritto a vestirmi male!

Molti canali televisivi trasmettono svariati programmi che si propongono, in modo più o meno serio, di dare consigli su come vestirsi. Messa in questo modo, sembra quasi si tratti di servizio pubblico. In effetti, non la considero una prerogativa sbagliata, quello che mi fa riflettere sono le modalità in cui questi consigli sono veicolati.
Se da un lato è vero che esistono persone a cui manca totalmente il gusto nel vestire o si caratterizzano per abbinamenti improbabili, colori e forme che danno le convulsioni e tessuti ai limiti della legalità, se è anche vero che in qualche caso ci si possa imbattere in schizofreniche mise che non tengono conto dell'età di chi le indossa, è innegabile che, spesso, un capo di abbigliamento non proprio azzeccato possa diventare l'elemento distintivo di una persona o che, nonostante la totale assenza di buon gusto nel vestire, molte persone restano terribilmente affascinanti.
Tutti elementi che non vengono minimamente presi in considerazione da questi programmi, in cui i conduttori impongono i loro gusti -spesso opinabili- al malcapitato di turno. In questo modo si annichilisce ogni residua possibilità di distinguersi e di far emergere la propria personalità.
La cosa che più mi turba di questi programmi è la violenza, sebbene tutto si giochi sullo scherzo, con cui i conduttori si rivolgono ai partecipanti... se potessero, li picchierebbero!
Ora, è evidente che si tratti di un parossismo televisivo, ma siamo sicuri che questo genere di atteggiamento nei confronti di chi non è considerato "cool" non venga preso alla lettera dai vari "fashion victim"? Forse questa ricerca estenuante della perfezione esteriore e dell'omologazione non fa altro che rosicchiare via tutta la parte divertente di quell'attività che tutti compiamo quotidianamente quando la mattina apriamo l'armadio e cerchiamo qualcosa che mostri il nostro stato d'animo. Magari, la prossima volta, meglio un po' meno victim e un po' più funny.

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