martedì 21 aprile 2015

Perdere l’amore (e anche un’occasione per tacere)

Oggi mi sento critica musicale, perché l’altra sera ho riascoltato una canzone che probabilmente ogni italiano conosce, ma l’ho percepita in modo diverso, come se fosse la prima volta che la sentivo, ed ho finalmente capito cosa dicono davvero i suoi versi.

Dal momento che la scoperta è clamorosa, ritengo imprescindibile condividerla con tutti quei quattro gatti che mi leggono.

La canzone oggetto della mia analisi è la celeberrima “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri, vincitore del Festival di Sanremo del 1988.
Io l’ho sempre considerata come il grido disperato di un uomo che è stato abbandonato dalla propria compagna. Tuttavia, ad un ascolto più attento, emergono elementi che portano a pensare che il vero senso del testo sia un altro. Analizziamo i passi:

E adesso andate via
voglio restare solo
con la malinconia
volare nel suo cielo
non chiesi mai chi eri
perché scegliesti me
me che fino a ieri
credevo fossi un re


La canzone si apre subito con l’invito ad andare a quel paese perché la tristezza è tanta e lui non c’ha voglia di farsi vedere affranto. E certo, lui, bel narcisista, credeva di essere un re e non si era mai nemmeno posto il problema di chiedersi chi avesse davanti. Ma andiamo avanti:

Perdere l’amore
quando si fa sera
quando tra i capelli
un po’ di argento li colora
rischi di impazzire
può scoppiarti il cuore
perdere una donna
e avere voglia di morire

Arriviamo subito al nocciolo della questione. Senza mezzi termini, l’autore dice che il suo problema è l’essere stato mollato, ma non tanto perché la persona che lo ha lasciato è insostituibile o per altri romantici motivi, ma perché lui è ormai alla soglia della pensione e inizia a sentire il peso degli anni. E poi, il passo che più di tutti mi manda al manicomio: “perdere UNA donna e avere voglia di morire”, capito, non “perdere TE”, ma una donna qualsiasi! Lui non si dispera per aver perso una persona speciale, ma per il fatto in sé di essere stato abbandonato, tanto più che è pure incartapecorito e ormai dove la trova un’altra scema che gli lava i calzini?!

Lasciami gridare
rinnegare il cielo
prendere a sassate tutti i sogni
ancora in volo
Li farò cadere ad uno ad uno
spezzerò le ali del destino
e ti avrò vicino

Ovviamente, come ogni uomo che si rispetti, la fa più tragica del dovuto e via a far scendere tutti i santi del paradiso; quindi, per concludere la sua scena da drama queen, allude ad una non tanto metaforica sassaiola per riavvicinarsi alla sua amata.

Comunque ti capisco
e ammetto che sbagliavo
facevo le tue scelte
chissà che pretendevo
e adesso che rimane
di tutto il tempo insieme
un uomo troppo solo
che ancora ti vuole bene 

Ecco che per un nano secondo balena per la testa la remota ipotesi che forse qualcosa dovrà pur aver fatto se questa poveraccia ha deciso di punto in bianco (ma siamo proprio sicuri che non abbia dato delle avvisaglie di disagio?!) ha deciso di auto eliminarsi. Ma l’allarme rientra prontamente

Perdere l'amore
quando si fa sera
quando sopra il viso
c'è una ruga che non c'era 

Caro mio, perseverare è diabolico; invece di cercare di capire gli errori che hai fatto con lei, stai ancora lì davanti allo specchio a fissarti il contorno occhi.

provi a ragionare
fai l'indifferente 

E in questo, cari maschietti, siete proprio bravissimi; non a ragionare, sciocchini, ma a fare gli indifferenti.

fino a che ti accorgi
che non sei servito a niente
E vorresti urlare
soffocare il cielo
sbattere la testa mille volte
contro il muro 

Ecco l’epifania e la conseguente reazione incontrollata

respirare forte il suo cuscino Dire è tutta colpa
del destino
se non ti ho vicino 

L’importante è dare la colpa sempre a qualcun altro

Perdere l'amore
maledetta sera
che raccoglie i cocci
di una vita immaginaria
pensi che domani
è un nuovo giorno
ma ripeti non me l'aspettavo
non me l'aspettavo 

Un altro classico, non vi rendete mai conto di niente finché non vi si palesa sotto il naso con tanto di sottotitoli.


Prendere a sassate
tutti i sogni ancora in volo
Li farò cadere ad uno ad uno
spezzerò le ali del destino
e ti avrò vicino
Perdere L'amore

Ed ecco infine la conferma che dopo circa tre minuti di canzone non siamo proprio venuti a capo di niente. Una lacrimuccia, uno sguardo alle rughe di espressione, un’amara riflessione sul tempo che passa, ma non abbiamo capito niente di niente del perché lei se ne sia andata; uno che capisce di linguistica direbbe che l’uso del TU per rivolgersi direttamente alla sua donna viene usato una sola misera volta, insomma, voleva essere un post di critica musicale, ma è venuta fuori solo disanima del narcisismo maschile all'interno della musica italiana. Mi scuserete se mi sono fatta prendere un po’ la mano, vero?!

lunedì 20 aprile 2015

Perché l’università mi ha resa una persona migliore

Ho letto un articolo che sosteneva, con dati e statistiche, che a guadagnare di più non sono i laureati. Colpo di grazia per la già misera considerazione dell’istruzione in un Paese che non investe né nella scuola, né nella cultura in generale.

Eppure io davvero non riesco a considerare gli anni passati sui libri come inutili, non importa quanti sondaggi, statistiche o grafici mi sottopongano.

La penso così, principalmente, perché non ho mai visto lo studio, la scuola e la cultura come strumenti per ottenere un lavoro o guadagnare dei soldi. La scuola è effettivamente uno dei posti in cui si possono acquisire delle competenze ed una formazione che è possibile spendere in un impiego e, quindi, guadagnare dei soldi, ma credo che vederla così a senso unico sia davvero riduttivo.

Per quanto mi riguarda, farsi una cultura, non importa dove o come questo accada, è fondamentalmente una questione formativa, un modo imprescindibile per plasmarsi come individuo ed acquisire degli strumenti che ci permettano di stare al mondo con consapevolezza e non come balle di fieno pronte a spostarsi dove tira più forte il vento, tanto più che sono pure allergica.

Inoltre, sempre in base alla mia esperienza diretta, posso dire che l’istruzione universitaria, a prescindere dal lavoro che si sceglierà o si sarà costretti a scegliere (io avrei tanto voluto fare il presidente del mondo ma, ahimè, ho dovuto ripiegare su un banalissimo lavoro da impiegata), mi ha aiutata più di ogni altra esperienza a crescere come persona, ad acquisire autostima e consapevolezza, nonché a fare cazzate muovermi nel mondo e nella vita. Inoltre, le amicizie e le conoscenza fatte durante gli anni di studio forsennato sono quelle che portano nella tua vita gente pazza, strana, personaggi di dubbio gusto e, a volte, amici veri, che ti capiscono e con cui hai molto in comune, fosse anche solo le ore passate davanti al distributore di caffè di facoltà.


Non importa se ho rinunciato a feste, vacanze e serate pazze per laurearmi, sono convinta che ne sia valsa la pena, anche se l’ultima volta che ho usato i miei studi di semiotica è stata quando un autotrasportatore polacco inferocito voleva buttarmi la scrivania per aria ed io sono riuscita a placarlo con il sapiente uso della prossemica (sì, lo so che ricorda molto una scena di King Kong).