Mi sono sempre chiesta il
perché di uno strano fenomeno: come mai gli uomini –non importa il loro status
socio-economico o il livello di istruzione- tendono a rifiutare categoricamente
la possibilità di usufruire dei consigli contenuti nei manuali di istruzioni?
Quando si tratta di bricolage
vogliono farcela da soli.
Nessuno ha mai detto loro che
non è questo il significato del “fai da te”?
Non importa se questo avrà
come conseguenza un enorme spreco di tempo, soldi, energia e, in qualche caso,
sarà anche causa drammatici incidenti domestici e, molto spesso, la totale
distruzione dell’oggetto che si intendeva riparare/costruire/montare.
Loro non si abbassano ad
aprire e leggere quel fogliettino che millanta di poter aiutare chiunque nello
scopo che si era prefissato. In fondo, è stato scritto solo da un tizio che fa
quello per mestiere, che non fa null’altro nella vita se non scervellarsi su
quale sia il modo migliore per far capire anche ad uno che non ha mai preso un
cacciavite in mano come fare per fissare una mensola al muro, perché mai
dovrebbe essere degno della fiducia di un uomo che ha appena acquistato il suo
primo kit del fai da te alla soglia del 40. Ma stiamo scherzando?
E allora via con interminabili
domeniche pomeriggio a bucare ripetutamente il muro con il trapano –tanto poi i
fori verranno coperti dalla parete attrezzata- o con il martello e i chiodi;
giornate di ferie estive costellate da improperi di ogni genere –perché
ovviamente non c’è verso di far combaciare il buco con quel maledetto tassello-
con grande disappunto dei vicini costretti ad ascoltare. Insomma, un vero
calvario.
Dovrà pur esserci un motivo
che ha dato il via a questa malattia tipica del genere maschile. Forse un tempo
le istruzioni non erano affidabili? Forse il bisnonno di mio nonno si è dato
una martellata sul dito per un’istruzione inappropriata e ora tutti gli uomini
della mia famiglia hanno nel DNA il rifiuto dei manuali? Non lo so, ma deve
esserci per forza una spiegazione che affonda le sue ragioni in questioni
ataviche, quasi mitiche; probabilmente già nel paleolitico si sarebbero potuti
vedere graffiti di uomini intenti a martellarsi il pollice e dietro la moglie
con uno strano fogliettino in mano.
Ovviamente, i risultati sono
del tutto opinabili. A casa mia –vado a memoria- conto: uno specchio storto,
una parete con evidenti colpi di rullo dati alla caxxo, nove buchi dietro un
quadro e due sportelli di un mobile che è meglio non aprire.
Però, vuoi mettere la
soddisfazione? Ma la soddisfazione di chi? Certo, non la mia, che ancora aspiro
polvere post-carta vetrata.
Per favore, qualcuno spieghi
a questi signori che non è questo che si intende con l’espressione “fai da te”
e leggere le istruzioni non è un’implicita ammissione di incapacità, ma
potrebbe risparmiarci numerose spiacevoli esperienze anche se spassose.
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