venerdì 29 novembre 2013

ORGOGLIO E PREGIUDIZI IN RETROMARCIA

L’altro giorno chiacchieravo con una mia collega durante la pausa pranzo. Gli argomenti che tocchiamo di solito sono estremamente femminili: revisione e bollo auto, consumi medi autoveicoli a benzina, statistiche sulla proliferazione dei batteri nel cibo e altre tematiche che si possono trovare su qualsiasi rivista per signore.
Nella fattispecie, la discussione dell’altro giorno riguardava le diverse manovre da effettuare per ottenere un parcheggio perfetto. Infatti, a discapito dei vari luoghi comuni, le mie colleghe ed io siamo tutte ottime guidatrici, prudenti ed esperte, ma con il pallino del parcheggio, perché è da lì che si vede la vera bravura.
Dopo aver snocciolato trucchi e segreti per il parcheggio perfetto, siamo venute alla volta degli aneddoti che, il più delle volte, inspiegabilmente, vertevano su commenti di vario genere fatti da signori uomini al nostro indirizzo. Quello che è emerso è che sembra proprio che ci sia una categoria di maschi che proprio non sopporta l’idea che anche le donne siano in grado di guidare in modo decente o che, meglio, la percentuale di imbranati al volante sia pressoché la stessa per entrambi i sessi.
Questi signori stanno lì sul marciapiede aspettando che arrivi una donna a parcheggiare per poi criticare anche la più perfetta delle manovre o a stupirsi –ghignando- di imperfezioni che, se fossero state commesse da un uomo, non avrebbero nemmeno notato.
Appiccicano il loro pregiudizio a tutto quello che trovano in giro, a prescindere dalla pertinenza della loro associazione di idee. Fanno un po’ come quei bambini che cercano a tutti i costi di mettere il tassellino cubico nel foro sferico. Non ci entrerà mai, è ovvio, ma le loro capacità cognitive non sono ancora abbastanza sviluppate per capirlo.
Ma fin qui nulla di nuovo. Ci siamo tutte più o meno abituate ad essere criticate quando non sbagliamo, aiutate quando non ne abbiamo bisogno e capite quando non cerchiamo comprensione.
Quello che più mi ha fatto riflettere durante questa conversazione è stata la mia considerazione successiva, ovvero, che mi viene sempre un’inspiegabile ansia da prestazione quando parcheggio. Magari nessuno mi nota, ma io mi sento come il giorno dell’esame di guida; come se da quella manovra dipendesse il mio esame o come se ci fosse una giuria pronta ad alzare le palette per valutare il mio esercizio. Tutto perché non vorrei mai che un mio errore potesse confermare la stupida tesi sulle donne incapaci al volante.
Il più delle volte parcheggio senza problemi e, soprattutto, nessuno è mai così interessato a quello che faccio, ma io mi beo delle manovre ben eseguite al primo tentativo e mi innervosisco terribilmente se questo non accade.
Allora mi chiedo se forse il mio pregiudizio non sia peggiore di quello del commentatore da marciapiede. Perché magari a lui sarà anche sfuggito qualche parcheggio (non credo stia sul marciapiede a guardare i parcheggi per mestiere), mentre io mi autoinfliggo questa punizione ogni singola volta che penso che qualcuno mi guardi.

Sarà l’orgoglio che mi porta ad avere manie perfezioniste o il pregiudizio che si è radicato anche in me a spingermi verso queste tendenze psicotiche?

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