venerdì 16 gennaio 2015

da fiore di campo a campo minato

Qualche giorno fa una mia collega di lavoro ha incontrato una signora che mi conosce da quando ero al liceo, ma che poi mi ha persa di vista dopo la laurea.
Questa signora mi ha descritta come una ragazza dolcissima e molto gentile. Rumorosissime le risate della mia collega quando, incredula, mi ha riportato la conversazione.
Simpaticamente, ha anche aggiunto che l'ultima volta che mi ha vista essere gentile con qualcuno, si trattava di un cane.
Ma come era potuto succedere? Trasformarsi da fiore di loto a caterpillar senza rendersene conto.
Dopo un primo momento di scoramento, ho fatto un sospiro e mi sono guardata alle spalle.
Mi sono rivista appena laureata, con i miei romanzi sotto braccio, accingermi ad entrare nel mondo del lavoro e scontrarmi con: paternalismo non richiesto, maschilismo take-away, sguardi di sufficienza, sguardi languidi sempre non richiesti, colleghi che lasciano il tempo che trovano, luoghi comuni fuori dal comune e battute che il Signore mi aiuti.
Ed è presto detto. Ecco come da delicato fiore di campo -sì, mi piace immaginarmi così- mi sono trasformata in un campo minato; perché ha ragione la mia collega e questo lo accetto con serafica rassegnazione, ma tra i buoni propositi per l'anno nuovo ci metto anche una spolverata di ricerca interiore per vedere se, sotto tutto il titanio, è rimasto qualche bocciolo di fiori.

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