Fra i trend topic degli ultimi giorni con le mie amiche ci
sono: l’elezione del Presidente della Repubblica, la nuova politica economica
della BCE e la remise en forme dopo le feste natalizie.
Ovviamente, questo post verterà esclusivamente sull’ultimo
dei tre.
In particolare, riflettevo sulla spasmodica determinazione con
cui ci si mette a dieta per raggiungere l’obiettivo di rientrare nei famosi
jeans dell’ultimo anno di liceo.
Che l’obiettivo sia o meno raggiungibile, più o meno
compatibile con esigenze salutistiche e/o tecniche di dimagrimento approvate
dalla scienza, non è affare mio. Quello che vorrei sapere è se e quali vantaggi
ci si aspetta di ottenere una volta raggiunto l’obiettivo.
Io ve lo posso dire come si vive da taglia 38. Ce l’ho da
quasi tutta la vita per meriti non miei, ovvero, tutta colpa di madre natura.
Sempre per voler dare un taglio scientifico al post (ho
anche messo un bel camice bianco per acquisire autorevolezza), vi elenco di
seguito alcune cose che ho imparato durante la mia vita da taglia 38:
- Gli uomini non ti guardano di più se sei magra, anzi, se credi che qualcuno ti fissi con insistenza, è più probabile che sia per quel pezzo di carta igienica che ti è rimasto attaccato alla scarpa;
- tendi a soffrire il freddo, dato che non sei dotata di un adeguato strato lipidico a proteggerti;
- le tue amiche/colleghe/conoscenti ti vogliono bene, ma vorrebbero ucciderti ogni volta che ti vedono perché ricordi loro, come un memento mori, il prossimo appuntamento con la dietologa.
QUINDI
- Per fare colpo su un uomo dovrai fare affidamento ad altro che non siano le tue doti fisiche;
- Devi coprirti di più per non prendere freddo (e questo non aiuta per raggiungere l’obiettivo al punto a.)
- Rischi di morire inforcata dal tagliacarte della collega senza neanche accorgertene.
TUTTAVIA
E’ innegabile che esistano anche dei vantaggi ad essere
molto magre. Ecco di seguito una lista (mi piace da matti fare liste, si vede?)
per fare un piccolo bilancio pro/contro:
- Possibilità di indossare quasi ogni abito di qualsiasi catena low cost (tanto sembri un manichino);
- Assenza del problema di quelli che ti guardano le tette quando parlate (per assenza di tette, ovvio)
- Scarso rischio di risultare volgari anche indossando un abito della linea “Moana”.
Certo, bisognerà abituarsi ad acquistare dei reggiseno che
non hanno più nomi suggestivi come “Manuela” o “ Roberta”, ma piuttosto “
Falsità” e “Tiramisù”, però ci si fa l’abitudine.
Ora che anche voi conoscete l’inebriante scenario nel quale
troneggiano le taglie 38, potete liberamente decidere se vi sembra un obiettivo
degno del vostro impegno o meno. Tanto la domanda è sempre una: “in che modo
tutto questo contribuirà a rendermi più felice?”
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