mercoledì 10 giugno 2015

Aggiungi un posto a tavola


Credo che esista una relazione tra come si mangia e come si vive.

Alcuni ingurgitano voracemente tutto quello che trovano sulla tavola, altri scelgono con cura, ma poi divorano, altri ancora fanno bocconi piccolissimi e impiegano ora a finire quello che hanno nel piatto.

Da come si sta a tavola si può capire di una persona molto più che frequentandola per anni.

La mia spasmodica voglia di fare liste, mi ha portata a ricondurre i vari tipi di comportamenti a tavola a tre macrogruppi:


  1. il vorace
chi appartiene a questa categoria mangia qualsiasi cosa gli capiti a tiro, non importa cosa sia o come sia stata cucinata. Può passare dal dolce al salato e viceversa diverse volte nello stesso pasto.

  1. il selettivo
a questa categoria appartengono quelli che mangiano solo certe cose, cucinate in un certo modo. In alcuni casi, molto influenzabili dalle mode o dai loro disturbi mentali, a volte scartano un cibo per il semplice fatto che “ha un colore strano”.
A loro volta, gli appartenenti a questa categoria si suddividono in quelli che, una volta selezionato il cibo giusto, lo spazzolano in pochi istanti e quelli che, invece, sbocconcellano per ore.


3. gli inappetenti


A quest’ultima categoria appartengono tutti quelli che mangiano per nutrirsi e mai per gratificarsi, che lasciano sempre qualcosa nel piatto, che raramente si entusiasmano per la pietanza che hanno di fronte.

Il rapporto con il cibo ha anche molto a che vedere con il nostro modo di comunicare, di gestire lo spazio e usare i gesti quando parliamo con gli altri.

Gesticolare, avvicinarsi all'interlocutore, toccarlo o lasciarsi toccare, sono tutti elementi che hanno un peso nella comunicazione e, così come per il modo di mangiare, anche in questi contesti il mio disagio mentale si esprime in tutta la sua biblica potenza.

Io parlo sottovoce, mantengo il mio spazio e non invado quello di chi mi ascolta,  non tocco quando parlo con qualcuno; al massimo gesticolo un po’. L’esatto opposto di quello che fa il 90% della gente con cui ho il piacere di venire a contatto. Sono come un Troncky venuto male, Sicilia fuori e Norvegia dentro; praticamente una cassata farcita al salmone.

Non vi dico che fatica vivere in un contesto sociale in cui nutrirsi significa mangiare quantità inusitate di cibo e festeggiare la qualsiasi cosa implica un’elevazione a n di quanto appena detto.

In ogni caso, come nei giardini più belli, è la varietà e la diversità che rende interessanti le situazioni e i contesti, soprattutto quelli sociali.
Quindi, adesso vado a godermi lo spettacolo del mio prossimo pasto, cercando di non farmi toccare troppo dai miei commensali!

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